Vino autoctono e territorio: un legame storico

Sempre più spesso, tra appassionati di vino ma anche esperti del settore, si sente parlare (in positivo) dei vini (o vitigni) autoctoni. Ma cosa significa precisamente il termine “autoctono” e perché l’argomento riscuote un favore crescente da parte del pubblico?

Etimologia e interpretazioni

La parola deriva dal greco antico: “autòs” significa stessa, “chthòn” significa terra. Quindi, “originario (nativo) del territorio in cui si trova”. Per quanto riguarda i vitigni (botanicamente parlando, la vitis vinifera) la faccenda non è però così semplice come sembrerebbe. Molto spesso infatti alcuni vitigni considerati “autoctoni” di una certa area, sono nativi in realtà di altre zone e sono stati importati. Ad esempio il Cabernet Franc, famoso vitigno del centro-sud della Francia, sembra sia originario della Spagna e solo successivamente sarebbe stato portato in Francia dai pellegrini che tornavano da Santiago de Compostela. Numerosi sono anche i casi di vitigni italiani che hanno origini greche.

Tutto ciò significa che il termine “autoctono” non va tanto (o solo) riferito all’origine ultima di un certo vitigno, quanto piuttosto al fatto che esso sia stato coltivato e sviluppato solo in una certa area geografica. In contrapposizione ai cosiddetti “vitigni internazionali” (es. Merlot, Pinot, Sauvignon, …), che si possono trovare dalla Francia all’Italia, dalla California all’Australia.

Vino autoctono e cultura

Per quanto detto sopra, il significato di “autoctono” si lega indissolubilmente anche alla storia e alla cultura locale: il vitigno diventa un testimone dell’opera dell’uomo in un contesto specifico e il vino autoctono è l’espressione unica di quel territorio. Ciò si riflette anche sul gusto: un vino autoctono è espressione di diversità come ricchezza, ed è proprio questo che il pubblico degli amanti del vino va cercando sempre più frequentemente. È in atto un’evoluzione del gusto che, dopo gli anni dell’omologazione e dei “vini uguali e perfetti”, privilegia l’originalità. Inoltre, è in crescita anche l’allargamento dell’interesse generale non solo per la bottiglia di vino in sé, ma anche per tutto ciò che le sta dietro: storia, cultura, ambiente.

Questa tendenza è favorita e anzi alimentata da molte aziende vinicole che hanno scelto con consapevolezza di valorizzare la tipicità e la cultura locale, non solo in Italia ma anche in un paese come la Bulgaria, terra dei Traci, dove il Mavrud è un vitigno testimone di una storia antichissima, tutta da riscoprire.

Ogni paese europeo, quindi, ha i suoi vini autoctoni (al primo posto c’è l’Italia, con oltre 350 varietà): scoprire questi vini (ancora meglio se abbinati ai prodotti gastronomici locali) significa fare un “viaggio” nei territorio e nella storia. Voi cosa avete scoperto di recente?

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